Bike da La Rosière
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Bike da La Rosière

Bike da La Rosière

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Le montagne che uniscono Francia e Italia regalano un itinerario tutto da pedalare, immersi in un paesaggio dove natura, storia e tradizioni si fondono al meglio.
Fra La Rosière e La Thuile, lungo montagne che in inverno accolgono gli sciatori, si trova un itinerario transfrontaliero che si sviluppa su belle poderali e sentieri, attraversa boschi e praterie alpine e regala preziosi punti panoramici.
Una pedalata energizzate nella natura che stimola anche la mente: tante tappe da concedersi per riempirsi gli occhi di cultura e bellezza. Un percorso che richiede un po’ di allenamento se affrontato con una bicicletta muscolare, ma che diventa adatto ai più con una e-bike.

Descrizione

Lasciando l’auto nel centro del villaggio, imboccare la strada in salita verso Les Chavonnes Hautes e la zona dove si trova il golf. Seguendo lo sterrato in salita per circa 6,5 chilometri e 500 metri di dislivello, si attraversano zone di pascoli alpini e passando nella zona di Roc Noir, si giunge ai 2383 m del Col de la Traversette. Di qui occorre affrontare in discesa un tratto di percorso molto ripido e impegnativo, prima su poderale poi su sentiero, che costeggia la seggiovia Chardonnet. Una volta giunti nei pressi della stazione di partenza dello skilift Bellecombe 1, svoltare a destra e seguirne in salita il tracciato fino a superare i laghetti di Bellecombe dove si svolta a sinistra seguendo il percorso che sale alla stazione di arrivo dello skilift. Da qui svoltare a sinistra seguendo il tracciato a monte del Lago Longet fino ad intercettare la strada poderale che scende dal colle del Belvedere. Seguire la pista in discesa fino a raggiungere la strada poderale che sale dal Colle del Piccolo San Bernardo all’altezza del Lago Verney. Mantenersi a destra e seguire il percorso che in circa 9 km porta il ciclista a La Thuile. L’ultimo tratto del percorso segue i tracciati del bike park.

Il percorso completo richiede un minimo di esperienza nell’affrontare alcuni tratti di discesa ripida, e un buon allenamento se lo si affronta senza l’utilizzo degli impianti di risalita.
Partenza : La Rosière
Arrivo : La Thuile
6 I patrimoni da scoprire

Zona di protezione del biotopo Combe des Moulins

Sul territorio di Montvalezan al confine con l’Italia fra il Col du Montvalezan, il Mont Valaisan, la Pointe de la Louïe Blanche, la Pointe Rousse, si trova un’area di circa 300 ettari che racchiude un biotopo delicato e prezioso che necessita di una tutela speciale.
La zona di protezione chiamata “Combe des Moulins” (FR3800916) è stata istituita nel 2017 dalla Prefettura della Savoia ed inserita nell’Inventario Nazionale del Patrimonio Naturale (INPN) francese che riunisce i siti importanti dal punto di vista della biodiversità, con l’obiettivo di diffondere la conoscenza di flora, fauna, habitat, patrimonio geologico.
L’area si caratterizza per ambienti rupestri di quota, caratterizzati da una importante presenza di rocce dove cresce una vegetazione specifica che ha evoluto adattamenti specifici all’ambiente e alle sue condizioni pedoclimatiche. Quassù le piante crescono con portamenti e stature tali da farle aderire il più possibile al suolo e trarre da esso calore e protezione. Molte parti della pianta sono inoltre ricoperte da peluria che le limita la traspirazione e le protegge dal freddo e dal vento.
Fra le specie segnalate si trova l’Androsace alpina (L.) Lam., o Androsace dei ghiacciai, che cresce da 2200 m fino a oltre 4000 m su detriti fini, preferibilmente di natura silicea.
Forma cuscinetti con foglie riunite in rosette ricoperte di peli solo all’estremità della pagina superiore. I fusti fioriferi portano fiori singoli con corolle a cinque petali che possono variare dal bianco al rosa più o meno intenso, raramente rosso scuro.
Si può trovare anche il Diphasiastrum alpinum (L.) Holub o Lycopodium alpinum L. volgarmente chiamato licopodio alpino, una felce che cresce con portamento strisciante in pascoli alpini e formazioni di arbusti nani, su substrati prevalentemente silicei, dalla fascia subalpina a quella alpina. In autunno i suoi gambi riproduttivi diventano verde chiaro rendendola maggiormente visibile, nel resto dell’anno si mimetizza nell’ambiente diventando scarsamente visibile e riconoscibile.
Per salvaguardare questo biotopo è necessario non lasciare i sentieri segnalati in estate e non accedere all’area durante le pratica dello sci fuori pista.
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Il forte della Traversette

Il Forte della Ridotta della Traversette si trova a 2400 m in posizione dominante sul lato francese del Colle del Piccolo San Bernardo. Esisteva un forte già nel Seicento quando Savoia e Valle d’Aosta erano unite nei possedimenti di Casa Savoia. Il trasferimento della sede reale da Chambéry a Torino trasformò quella che oggi è l’Alta Savoia in una provincia d’importanza secondaria e alla fine del secolo si cominciò a costruire fortificazioni sul confine dei territori dei Savoia, separando regioni fino ad allora accomunate da eguali tradizioni, cultura, religione e lingua.
Sulle rovine del vecchio forte distrutto durante la rivoluzione francese venne costruito nel 1891 il forte attuale, sfruttandone la posizione strategica per la sorveglianza militare dei confini nazionali. Inizialmente fu occupato solo nel periodo estivo e in seguito durante tutto l’anno per allenare le truppe alle difficili condizioni di montagna.

Negli anni 30 del Novecento il forte viene attrezzato con postazioni di tiro, apparecchiature radio, allestimenti per le truppe e il loro rifornimento in risposta al grande progetto difensivo, il Vallo Alpino, voluto da Mussolini.

Il 10 giugno 1940 l’Italia dichiara guerra alla Francia e inizia una massiccia mobilitazione sui confini. Il 21 giugno un attacco aereo e via terra tiene impegnati per 4 giorni i soldati di stanza al forte guidati dal tenente Desserteaux. Il forte venne occupato dalle truppe italiane, poi tedesche e liberato dopo aspri combattimenti nell’aprile del 1945.

Oggi in rovina, si trova direttamente sulle piste del comprensorio sciistico Internazionale del Piccolo San Bernardo che unisce le stazioni di La Thuile in Valle d’Aosta e La Rosière in Alta Savoia.
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Uno sguardo d’insieme sul Colle del Piccolo San Bernardo

Al Colle del Piccolo San Bernardo (2188 m), oggi valico alpino che unisce Francia e Italia, si concentrano molte testimonianze di epoche passate. Più di 2000 anni fa era un luogo di grande passaggio lungo la Via delle Gallie. Il gran traffico di mercanti, soldati, viandanti richiese la costruzione di una Mansio come punto tappa per assistere i viaggiatori. Oggi rimane solo il perimetro di fondazione ma dalle dimensioni se ne capisce l’importanza.
Poco oltre si scorge il Cromlech, cerchio di 46 pietre allineate in modo preciso dai Celti che qui studiavano i fenomeni celesti e praticavano rituali. Al solstizio d’estate si assiste a un fenomeno unico: al tramonto l’ombra delle due vette alle spalle del Cerchio Sacro si riflette sul terreno e ne abbraccia il perimetro, lasciando solo il centro del cerchio al sole.
A epoche più recenti risale il Giardino Botanico Alpino La Chanousia, fondato nel 1897 dall’Abate Chanoux, rettore dell’Ospizio del Piccolo San Bernardo per quasi mezzo secolo. Amante della montagna e delle scienze volle qui coltivare esemplari di flora alpina per farli conoscere e proteggerli. Il giardino si estende su 10.000 mq e ospita oggi circa 1200 specie.
Da quassù è impossibile non notare la sagoma massiccia e slanciata dell’Ospizio, casa di accoglienza per i viaggiatori, legato alla figura di San Bernardo arcidiacono di Aosta. Il primo ospizio risale all’anno 1050, dal 1752 compare l’emblema crociato dell’Ordine Mauriziano e ancora oggi rappresenta l’anima del Colle che accoglie e unisce.
Le testimonianze più recenti risalgono invece alla Seconda Guerra mondiale: bunker, bivacchi, osservatori di artiglieria, barriere anticarro facevano parte del Vallo Alpino Occidentale a difesa dei confini italiani nel grande progetto di difesa che attraversava tutto l’arco alpino. Verso la metà di agosto del 1939, un contingente di soldati fu inviato a presidiare i confini e la dichiarazione di guerra non si fece attendere…
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Il Vallone di Chavanne

Sulla sinistra orografica del torrente che scende dal Lac Verney chiamato Dora del Verney poco sopra il piccolo villaggio di Pont Serrand si sviluppa il Vallone di Chavanne che conduce fino all’omonimo colle (2603 m) da cui si può raggiungere la Val Veny e ammirare un panorama notevole sul Monte Bianco e oltre!
La dolce salita del vallone è accompagnata da pendii ampi dove in estate si incontrano mandrie di mucche in alpeggio.
In Valle d’Aosta si pratica ancora la transumanza estiva con la salita delle mucche al pascolo in quota tipicamente da San Giovanni (24 giugno) a San Michele (29 settembre). Le razze bovine tipiche della regione - pezzata rossa, pezzata nera e castana - sono rustiche, agili, di corporatura minuta, adatte alla vita in montagna. La mungitura viene effettuata nelle stalle in quota per lo più manualmente e il latte viene lavorato ogni giorno in piccole casere per ottenere prodotti caseari che regalano sensazioni organolettiche speciali date dalla qualità e varietà del foraggio di montagna.
Al colle si trovano i resti di antiche fortificazioni che testimoniano l’importanza strategica del vallone considerato via alternativa e di doppiaggio del cammino del Piccolo San Bernardo nonché punto di accesso alla Val Veny, importante via di collegamento fra la Tarantaise e Courmayeur tramite il col de la Seigne.
Documenti storici attestano la frequentazione militare già dalla metà del 1700 fino al XX secolo con la presenza di una struttura di ricovero in cemento prossima alla schiena del valico, ma poco più a monte a nord-est sul cosiddetto Mont Fortin, esistono i resti di un baraccone in muratura di forma rettangolare. Tutto attorno si scorgono i labili resti di trinceramento in pietre a secco e fossati in terra che formano una vera e propria fortificazione campale d’altura, zona insediativa per le truppe, eventualmente inviate a presidio delle fortificazioni, e sicuramente frequentata e riplasmata in epoche successive come stazione rurale e pastorale.
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Le specie pioniere

In ambienti d’alta quota la presenza di alberi e cespugli si riduce notevolmente: le condizioni pedoclimatiche (legate a suolo e clima) sono proibitive e solo specie molto resistenti riescono a vegetare. Si parla di specie pioniere, ossia di essenze vegetali capaci di colonizzare suoli estremamente poveri. Già il nome fa capire come queste piante coraggiose non temano la scarsità d’acqua, la mancanza di humus e nutrienti, la vicinanza di rocce che ostacolano le radici.
La loro presenza è preziosissima: hanno la capacità di modificare il terreno su cui crescono rendendolo più adatto ad altre specie più esigenti che si insedieranno successivamente.
Fra gli alberi il Larice (Larix decidua Mill.) è sicuramente il più facile da avvistare alle alte quote, come esemplare isolato, contorto, o in piccoli gruppi chiamati micro-collettivi capaci di sostenersi a vicenda nella lotta alla sopravvivenza. La caducità delle sue foglie lo rende ancora più resistente alle basse temperature invernali.
Il Larice è stato osservato fino a 2570 m in Val d’Ayas (Valle d’Aosta) ma segnalazioni storiche effettuate dall’Abate J. Henry lo posizionano in Valpelline in uno sparuto gruppetto di esemplari nani intorno a 2800-2950 m.
Fra i cespugli il ginepro comune (Juniperus communis L.) è capace di spingersi anche oltre i 3500 m di quota anche se predilige stare nel piano subalpino fermandosi intorno ai 2800 m. Il suo portamento cespuglioso, spesso prostrato a terra, con le foglie molto appressate ai rami, lo aiuta a vegetare in ambienti molto selettivi dove poche altre piante riescono a sopravvivere.
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I volti di La Thuile dal passato a oggi

Visto dall’alto il villaggio di La Thuile racconta molto di sé. Si trova alla confluenza fra due torrenti, uno dalle acque limpide, la Dora di Verney che arriva dal Colle del Piccolo San Bernardo e l’altro con acque di scioglimento glaciale, la Dora del Ruitor che scende dal omonimo ghiacciaio.
Le case come da tradizione sono raccolte in piccoli nuclei, circondate da prati ancora sfalciati o lasciati a pascolo. Questa disposizione racconta bene come un tempo la gente di montagna vivesse un forte senso di vicinanza, condivisione e aiuto reciproco necessario a compensare le difficoltà quotidiane.
La Thuile negli anni ha conosciuto assetti di sviluppo economico diversi che hanno impresso segni ancora visibili: da villaggio di montagna dedito ad allevamento e agricoltura è passato a villaggio minerario grazie alla presenza di importanti giacimenti di antracite, coltivati in modo modesto fin dalla seconda metà del settecento e per tutto l’800. E’ da inizio 900 che lo sviluppo minerario a La Thuile diventa industriale, con vari punti di sfruttamento con vari livelli di estrazione, teleferiche, sistemi di movimentazione interni ed esterni, edifici amministrativi, alloggi, infrastrutture tecniche. Nel secondo dopoguerra la coltivazione mineraria divenne via vie sempre più antieconomica e abbandonata del tutto nel 1965.
Il passaggio dall’oro nero (il carbone) all’oro bianco (turismo invernale) inizia già a partire dal 1948 con i primi passi verso l’affermazione come stazione invernale attrezzata, quando il lavoro di estrazione mineraria iniziò a calare e un azionariato popolare pensò allo sci come a un’alternativa per garantire un futuro alle nuove generazioni, costruendo la prima seggiovia. Da allora iniziò a prendere forma un nuovo volto per la località legato al turismo: piste da sci, impianti di risalita, alberghi e seconde case iniziarono a cambiare il volto del paese, portandolo a essere oggi una stazione di grande importanza con un comprensorio internazionale - l’Espace San Bernardo - che unisce La Thuile con la stazione francese di La Rosière.
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Profilo altimetrico


Accesso stradale e parcheggi

Il percorso si sviluppa tra La Rosière in Francia e La Thuile in Italia.

Arrivando dalla Francia: D1090 fino a La Rosière.

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